
Ci sono città che ti colpiscono.
E poi c’è Parigi, che ti entra dentro piano.
Il mio ultimo viaggio lì è stato diverso dagli altri. Non solo per i luoghi, ma per lo stato d’animo con cui l’ho vissuto.
Parigi ti obbliga a rallentare. Non puoi attraversarla di corsa. Devi camminarla.
Abbiamo camminato tantissimo. Senza un programma rigido, senza l’ansia di dover “spuntare” monumenti. Le valigie lasciate in hotel e subito fuori, tra i boulevard, i balconi in ferro battuto, il profumo caldo delle boulangerie.

La prima sera siamo arrivati davanti alla Torre Eiffel quasi per caso. Era lì, immobile, elegante, come se non avesse bisogno di dimostrare nulla.
Illuminata, sembrava sospesa. E in quel momento ho sentito quella sensazione rara: essere esattamente dove dovevo essere.
Parigi non è fatta solo di simboli. È fatta di dettagli.
Un pangocciolo gigante condiviso al mattino.
Un bicchiere di vino bevuto lentamente.
Le mani che si sfiorano mentre si attraversa un ponte sulla Senna.
Le risate improvvise quando ci si perde tra le stradine.
C’è qualcosa in quella città che amplifica le emozioni senza renderle rumorose. Le rende più profonde. Più consapevoli.

Salire verso Montmartre è stato come cambiare ritmo. Le strade si fanno più intime, le scale più ripide, l’aria diversa.
Tra atelier, tele appoggiate ai muri e musicisti di strada, si respira ancora quell’anima bohémien che ha fatto innamorare pittori e poeti.
Non è solo un quartiere. È uno stato mentale.
Seduta su un muretto con la città distesa sotto di noi, ho sentito quella leggerezza che raramente concediamo alla vita adulta. Nessuna fretta. Nessuna performance. Solo presenza.
E ho pensato che forse amare è anche questo: concedersi di essere semplici.
Parigi, in questo, è una maestra silenziosa.

Mi porto a casa la luce dorata della sera.
Il suono delle tazzine nei café.
Il modo in cui il tempo sembra dilatarsi.
Ma soprattutto mi porto a casa una consapevolezza: che l’amore — in tutte le sue forme — non è fatto di grandi gesti teatrali. È fatto di momenti semplici vissuti intensamente.
E forse è questo che Parigi fa meglio di chiunque altro: ti ricorda che la bellezza è ovunque, se scegli di guardarla.
Quando l’aereo è decollato, ho guardato la città diventare piccola sotto di me e ho pensato che certi viaggi non finiscono quando torni. Restano come una luce accesa dentro.
E Parigi, ancora una volta, ha lasciato la sua.

Martina
























